Twitter e il dilemma radiofonico
27 settembre 2010 | scritto da: Stefano Folegati | Commenti Chiusi
Tra tutti i tool di social networking, Twitter è sicuramente uno di quelli di maggiore successo, ma è anche uno dei più mutevoli. Tale caratteristica riflette in maniera esemplare la natura ibrida e in continua evoluzione delle comunicazioni che intratteniamo su Internet. Le recenti innovazioni introdotte dall’azienda californiana rappresentano nuovi cambiamenti nelle modalità con cui Twitter si propone di interagire con gli utenti, ma ci mostrano anche come il modo in cui la gente userà una nuova tecnologia di comunicazione sia una delle cose più difficili (e affascinanti) da prevedere.Dal microblogging all’audience
Creato nel 2006 da Jack Dorsey, Twitter ha reso popolare il termine “microblogging”, ovvero una attività a metà fra comunicazione personale e bacheca pubblica, fra SMS e blog. I punti forti erano rapidità, efficienza e mobilità, in un periodo in cui iPhone e Android non esistevano e il web browser su desktop forniva ancora il principale contesto di fruizione dei social network. L’accento era comunque spostato più sulla comunicazione personale, sul mantenersi in contatto con gruppo di persone conosciute (gli inviti a iscriverci a Twitter ci dicevano che un nostro amico voleva “restare al passo con noi”).
Col tempo è emerso un diverso tipo di utilizzo, che da un modello di comunicazione interpersonale bidirezionale si è spostato verso una preponderanza di utenti interessati al consumo passivo dei tweet prodotti da una élite di “star di Twitter” formata da cantanti, politici, giornalisti… Si è così affermato un uso più affine ai mezzi di comunicazione di massa tradizionali, al web e alle newsletter, che ha trasformato per molti Twitter in un dispensatore di contenuti su e da VIP e organizzazioni.
Push o multimedia?
La domanda fatidica è: in quale di queste due “vocazioni” comunicative si nasconde il futuro di Twitter? L’azienda ha recentemente aggiunto altri punti interrogativi alla domanda, e anche qualche punto esclamativo.
• Da un lato, l’inclusione della funzione Push nella nuova versione della app di Twitter per iPhone è stata salutata come un ritorno alle origini, che riporta il focus sulla comunicazione interpersonale. In pratica ci permette di “spingere” un tweet all’attenzione immediata di un particolare follower, senza aspettare che lui o lei ci legga quando si collegherà a Twitter.com (“alla Facebook”).
• Dall’altro, la nuova homepage ha portato sulla piattaforma la possibilità di consumare e condividere contenuti multimediali all’interno di Twitter.com, un po’ come fa da lungo tempo Facebook. Il nuovo pannello multimediale ci propone anche link consigliati e i trend più in voga al momento: l’utente di Twitter è spinto a diventare sempre più audience.
Un’analogia radiofonica
Il “dilemma” di Twitter mi ha riportato alla mente la storia degli albori della radiofonia, così come è descritta da Patrice Flichy nel libro “Storia della comunicazione moderna” (Baskerville 1994). Negli intenti di coloro che la idearono e misero in pratica per primi, la radio andava utilizzata come mezzo telegrafico e telefonico, prima nel campo marittimo e militare e poi civile: doveva permettere a due persone lontane di parlarsi. Furono alcuni radioamatori americani, negli anni ’20 del XX secolo, a iniziare a trasmettere musica e notizie per gli altri radioamatori, dando inizio al broadcasting e alla radio come mezzo di comunicazione di massa. È solo quando la tecnologia è immersa nella società e nella quotidianità delle persone che sappiamo come reagirà a contatto con esse.
Ecco perchè il dilemma di Twitter avrà esiti difficili da prevedere. Di sicuro, l’azienda dell’uccellino elettronico deve continuare a osservare attentamente i suoi utenti, sapendo cogliere i trend di utilizzo, le aspettative e le gratificazioni che motivano le persone a usare la piattaforma. Si tratta di osservare e ascoltare, piuttosto che far cadere dall’alto una tecnologia che “rivoluzionerà la comunicazione” (qualcuno ha detto “Google Wave”?). È dalle user experiences, maturate nei contesti reali da ciascun utente, che emergerà il modello del Twitter del futuro.
A presto!
Stefano.
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