Oracle contro Google

17 settembre 2010 | scritto da: Luciano Vernaschi | Commenti Chiusi
4logosPrima di iniziare a parlare dell’argomento di questo articolo, sento la necessità di sottolineare che, stavolta più che mai, esprimo le mie opinioni, che non sono necessariamente condivise da Arscolor Interactive.

Immagino che tutti gli sviluppatori, o almeno quelli che usano Java, sappiano che Oracle ha deciso di fare causa a Google per violazione di proprietà intellettuali nello sviluppo della piattaforma Android (i famigerati brevetti software). Ora il processo legale farà il suo corso e probabilmente Google dovrà pagare dei soldi a Oracle per poter continuare a distribuire Android; ma tutti, quando abbiamo letto la notizia, abbiamo sicuramente pensato al cambio radicale di atteggiamento che c’è stato con l’acquisizione di Sun da parte di Oracle: Android esisteva già, e Sun non si era sognata di procedere legalmente, anche se aveva cercato un accordo con Google per usare Java ME, ritenuto però non adatto da Google (che difficilmente sbaglia queste valutazioni).

È vero che Sun è stata sempre criticata per non essere stata capace di monetizzare Java: ha creato il linguaggio più usato al mondo (senza peraltro dimenticare che Java è molto più di un linguaggio), eppure ha subito un tracollo economico. Oracle, invece, ha sempre saputo spremere fino all’ultima goccia i suoi prodotti, e molti hanno visto in questo un vantaggio: finalmente Java avrebbe avuto il supporto economico necessario per continuare a vivere in perfetta salute. Purtroppo, però, questa mossa di Oracle dà la sensazione che vogliano riportare Java completamente sotto il proprio ombrello, in contraddizione con quanto fatto negli ultimi anni da Sun, che ha addirittura rilasciato il codice sorgente di Java sotto licenza GPL.

Al di là quindi dell’esito della causa, tutti gli sviluppatori Java sono preoccupati perché questa piattaforma rischia di uscire dall’ambito open source, e diventare un analogo della piattaforma .NET, completamente in mano a Microsoft, a dispetto di alcuni che dicono che sia open grazie a implementazioni come Mono, che però è sempre in ritardo di versione e non completo.

È interessante notare che questo riassestamento di Java, che probabilmente richiederà del tempo, influenzerà molte scelte anche al di fuori: lasciando perdere l’enorme quantità di aziende che usano Java per sviluppare, ci sono grandi compagnie che sviluppano per Java: oltre a Google (Android, GWT, App Engine, Guava…), abbiamo VMWare (Spring, Grails…), IBM (Eclipse…), Red Hat (JBoss…) e molto altro ancora. Se Oracle chiude le porte, ne vedremo delle belle: c’è chi addirittura immagina un fork di Java, diviso in versione Oracle e in versione open source, ma probabilmente tale fork sarebbe a sua volta soggetto a minacce di azioni legali basate sugli stessi brevetti.

L’altra conseguenza che forse Oracle non ha preso abbastanza in considerazione sono le libere scelte degli sviluppatori, che spesso condizionano anche le aziende in cui lavorano: se Java sarà percepito come una piattaforma chiusa, noi guarderemo altrove, riducendo così il numero di progetti basati su questo linguaggio. Del resto, questi sono anni caldi, perché molti chiedono di poter utilizzare strumenti di sviluppo più al passo con i tempi, specialmente in ambito web, e questo spiega il successo di Ruby On Rails, di Python (non nuovissimo ma in continua crescita di consensi anche grazie a Google) e del sempreverde PHP, ormai diventato un linguaggio a oggetti maturo, usato anche per progetti enormi come Facebook.

Noi sviluppatori siamo spesso portati a guardare al nostro mondo come a un’isola felice, in cui scegliere liberamente tra tanti tool in base alla loro effettiva qualità, e mal tolleriamo intrusioni dal mondo “reale” come questa, che pensiamo non appartenere a questo ambito; invece ultimamente stanno tornando alla ribalta, vedi anche il comportamento di Apple, diventata decisamente “evil” per i programmatori, con tutti i paletti che pone allo sviluppo per iPhone. Tempo fa ce l’avevano tutti con Microsoft, ora pare che i cattivi siano tanti. Forse solo Google, in questo momento, sa farsi voler bene dai programmatori, anche se mette paura riguardo alla privacy, ma quello è un discorso diverso. Proprio per questo colpisce che il primo bersaglio di Oracle sia stato proprio Google, anche se probabilmente la vera ragione è che tra i possibili obiettivi il motore di ricerca sia quello con le tasche più grosse.

Personalmente penso che continuerò a seguire Java e a tenermi aggiornato perché è un peccato buttare via la propria esperienza in un ambito così importante, però sento anche l’esigenza di guardarmi intorno e cercare una nuova spiaggia su cui approdare, possibilmente al riparo da grandi aziende fameliche. Insomma, oltre a guardare alle feature di un prodotto, forse è il caso di guardare anche all’ambiente in cui quel prodotto vive, e quali garanzie offre per il futuro. Questo non solo per poter continuare a pensare di trovarsi in un’oasi felice, ma anche per mettersi al riparo da guai futuri. Se noi sviluppatori facciamo le scelte giuste, anche le aziende per cui lavoriamo hanno tutto da guadagnare.

A presto.
Luciano.
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