Dal pagerank al peoplerank

22 novembre 2011 | scritto da: Maurizio Menniti | 1 Commento
Ho assistito qualche giorno fa all’evento denominato Happy Birthday Web dove venivano festeggiati i venti anni dalla nascita del World Wide Web. A festeggiare tale importante ricorrenza non poteva che esserci il suo “inventore”: Tim Berners Lee.
I suoi proclami che è sempre bene ascoltare, sono i medesimi di sempre: non bloccare, non censurare, non limitare. Apertura, condivisione e collaborazione.
E’ stato emozionante avere a non più di 10 metri un genio informatico che ha creato una piattaforma tecnologia sulla quale si possono fare infinite cose (tema che ho trattato in altro post).

Al di là dell’emozione di cui sopra, il tema era interessante per capire dove sta andando la rete e qual è il futuro che ci aspetta. Tra i tanti ottimi spunti (alcuni molto poco per la verità) ve n’è uno di Gloria Origgi che mi ha colpito molto poiché mina alla base uno degli elementi cardini del web: i motori di ricerca.

Si sa, questi ultimi sono un elemento centrale del web senza il quale sarebbe davvero difficile l’accesso all’informazione ed inoltre rappresentano  un ottimo strumento per campagne di web marketing grazie al SEO (Search Engine Optimization) e ad AdWords (risultati a pagamento). Grazie ai motori quindi, quando emerge un’esigenza, è possibile effettuare una ricerca su un motore e cercare subito quello che si cerca.
Il criterio che determina l’importante di una risorsa e quindi il suo posizionamento tra i risultati di ricerca (SERP) è determinato dal page rank, un algoritmo sofisticatissimo inventato da un italiano che stabilisce attraverso una serie infinita di parametri, che un sito è più importante di un altro e quindi ha un valore (ranking) maggiore.

Ma come si è evoluto il surfing sul web da quando è apparso il Web 2.0 ed in particolare con la nascita dei social network? Negli ultimi tempi i motori hanno perso di importanza non essendo più l’unica fonte per la ricerca di informazioni, ora infatti ci sono le rete sociali. Per cercare informazioni anche molto tecniche esistono i social network, i blog, i wiki che al loro volta “taggano” altre fonti, quindi la navigazione procede per tag. Ma un link (o elemento taggato) diventa tanto più autorevole quanto più è autorevole la fonte che ospita e quindi condivide il link. Ecco quindi che si passa dal page rank al people rank. Una risorsa (doc, video, foto o altro) diventa importante se qualche persona autorevole (il c.d. opinion leader) l’ha postata, retwittata, condivisa o linkata. Un aspetto interessante che pone al centro la persona e non più un algoritmo.

A prima vista sembra fantastico ma a mio avviso esiste un rischio molto serio ovvero quello di rendere il web da democratico ad aristocratico. Il fatto che una risorsa diventi importante se condivisa da un opinion leader, rende automaticamente risorse importanti solo quelle condivise dagli opion leaders. Ecco quindi che se non sei nessuno e non hai budget promozionali, la tua risorsa, magari molto importante potrebbe rimanere nell’oblio.
L’animo umano si sa, è corruttibile e quindi dubito che solo le risorse importanti siano condivise senza che via sia dietro qualcosa (ad esempio un lauto compenso). Lo testimonia il fatto che molti blogger che nel tempo sono diventati autorevoli agli occhi di chi li segue, chiedono dei soldi per recensire un prodotto che magari tanto meglio di quello NON recensito non è. Per carità niente di male ha chiedere un compenso per ottenere una recensione, ma se viene fatta dietro pagamento allora potrebbe non essere la più obiettiva possibile.
Riepilogando quindi, dal page rank a people rank è un valore, ma porta con se rischi che purtroppo sono insiti nella natura umana. L’unica difesa è approfondire la navigazione e cercare altre fonti, e per far questo ci vengono in soccorso i motori di ricerca :-)

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Un Commento a “Dal pagerank al peoplerank”

  1. Il PageRank NON È Morto ha detto:
    [...] su criteri come quelli adottati dall’EdgeRank, è fonte di rischi non banali che potrebbero trasformare il web da democratico ad aristocratico. Di conseguenza, l’unico criterio di ranking non manipolabile dai gestori dei siti web [...]

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