Come NON si costruisce la reputazione online
13 agosto 2010 | scritto da: Maurizio Menniti | 2 Commenti

La reputazione online si misura in termini quantitativi in base ai link che ricevi. Un algoritmo inventato da Google che si chiama Page Rank, più link ricevi più il tuo Page Rank aumenta e quindi sei popolare. Tutto basato su una formula matematica intorno alla quale girano capitali senza fine. Investimenti a breve e lungo termine, il tutto per far accrescere la propria reputazione online, avere più amici e/o più fan.
Ma quanto valgono i fan? Quanto valgono gli amici in rete? Molto bello questo passaggio del post perché tutti cercano di creare una propria reputazione online grazie all’alto numero di amici che si ha, più amici hai più sei figo ed influente, soprattutto i grossi brand si scannano per creare pagine piene di fan (riprendo un post di Stefano sull’argomento).
Per rispondere alla domanda di cui sopra vorrei raccontare la fantastica campagna che ha fatto Burger King: la nota catena di fast food ha deciso di regalare un Wrapper (il suo panino più famoso, l’equivalente del Big Mac per il Mac Donald’s) a chi cancellasse 10 amici dal suo profilo. La campagna voleva dimostrare in tono ironico che un Wrapper vale più di 10 amici. Infatti è stato un successone, migliaia di clienti si sono presentati facendo vedere le cancellazioni e il risultato è stato: vendo 10 amici per un panino gratis.
Tutto questo per dire cosa: semplicemente per diffidare di chi propone campagne per incrementare i propri fan, diffondere il passaparola tra gli utenti. Niente da fare, è tutto falso! Si sta sviluppando un business che ha degli effetti collaterali disastrosi. Mi spiego meglio con un esempio: io sono un utente che in rete sono attivo da anni, ho un blog seguito, twitto, sono su Facebook con moltissimi amici, ecc. ecc. Prendo questa mia rete di contatti e la uso per fare del business (sono davvero molto pochi quelli che ancora ci sono riusciti) proponendo alle aziende contatti, fan, passaparola, infiltrazioni, ecc.
Io quindi ti suggerisco una pagina a te che sei mio amico e ti chiedo di fare altrettanto con i tuoi amici. Risultato? Ricevo inviti giornalieri a diventare fan di pagine di cui non mi interessa proprio nulla e che è altrettanto evidente che non interessano neanche a chi me le manda (che interesse avrebbe nel diventar fan della pagina del porta ombrelli tal dei tali). Risultato del risultato? Ne ricevo talmente tante di queste segnalazioni che ho disabilitato alcuni “amici”, nel senso che ho cambiato le impostazioni privacy e quindi non vedo più i loro post pur rimanendo amici. Ma questo mi spiace tantissimo perché le cose che avevano da dire loro personalmente mi interessavano davvero, ma quelle che dicono per le aziende che li pagano per farlo, molto molto meno.
Niente di più triste davvero! Si perché tutto questo corrompe la rete, fa si che un utente non sappia più se una recensione sul web sia vera oppure scritta dopo aver preso un compenso da un’azienda. Un’arma da utilizzare è quella di cercare altre fonti, confrontare le notizie, verificarle. Che fatica però!
Mi chiedo se tutto questo valga la pena per le aziende, destinare del budget per avere fan falsi destinati a cadere nell’oblio dei responsabili marketing una volta che la campagna di “buzz” di 6 mesi sia terminata… Oppure se non valga la pena di fare qualcosa di più strutturato, aprirsi al mercato e accogliere tutti i suggerimenti che arrivano dalle persone. Casi storici in questo senso sono stati quelli della Fiat 500 che ha messo a disposizione una piattaforma per tutti quelli che volevano dire la sua sulla nuova 500 (che poi ovviamente è stato un successo clamoroso), o quello che sta facendo Wired Italia (noto magazine con core sulla tecnologia) che ha chiesto a tutti i suoi lettori di contribuire alla realizzazione del suo nuovo sito, proponendo creatività, proposte, idee, ecc. con un team dedicato che filtrerà il tutto e attuerà solo le idee migliori.
Ovviamente sarà un successo, perché è un progetto che viene dalla rete per la rete e prevede la partecipazione della rete, che poi sono anche consumatori… Non può essere altrimenti!
Maurizio Menniti
25 ottobre, 2010 alle 17:06
Spesso ci capita di analizzare le opinioni, le idee e le critiche delle persone online su prodotti e servizi. La conoscenza che se ne trae può essere utilissima all’organizzazione per migliorare i prodotti, i servizi di assistenza, la disinformazione su quando realizzato e molto altro.
Purtroppo non sempre l’organizzazione è pronta ad utilizzare questi spunti e ricade in azioni di marketing e comunicazione tradizionali anche sui social media.
Manca forse una cultura dell’ascolto.
Abbiamo appena realizzato un Web Seminar “Advanced Web Intelligence” su questi temi.
Qui c’è la registrazione online e le domande dei partecipanti.
http://www.infofactory.it/advanced-web-intelligence-seminario-online/
25 ottobre, 2010 alle 17:29
In realtà credo che il prodotto/servizio debba essere messo sui social prima di andare in produzione (ove possibile) proprio per sapere cosa ne pensano i consumatori e creare aspettativa. Il successivo intervento invece è utile per restare in contatto. Come dicono gli inglesi keep in touch!
A presto